Dagli U2 a Stevie Wonder, Ecco la “playlist” di Obama
Ventuno titoli che si ripetono sempre a scandire i vari momenti della sua campagna
Tra le più gettonate “City of blinding lights” dedicata a New York
McCain, invece, diversi autori hanno vietato di usare i loro brani
dal nostro inviato ANAIS GINORI
Obama non è un semplice politico. Suo malgrado, è diventato una rockstar. Ai comizi del candidato democratico non ci sono soltanto elettori, ma anche migliaia di fans devoti. E come ogni divo che si rispetti, anche lui ha la sua personale colonna sonora. Una playlist di canzoni che accompagna tutte le apparizioni pubbliche. I suoi consulenti di immagine, che non lasciano mai niente al caso, hanno studiato una speciale selezione per i suoi comizi. Ventuno canzoni che si ripetono ossessivamente a ogni tappa, tanto da diventare gli autentici tormentoni di questa stagione politica. Le preferite: “The Adventure” di Angels and Airwaves, “Celebration” di Kool and the Gang e “Give the People What They Want” di O’ Jays.
Un altro classico è “City of Blinding Lights”, la canzone degli U2 dedicata a New York, che viene utilizzata quando Obama sale sul palco. Con i suoi passi sincronizzati sulla strofa: “Oh, you look so beautiful tonight”. A chiusura dei discorsi, di solito parte “Signed, Sealed, Delivered” di Stevie Wonder, come fosse un sigillo. A fare la regia, ogni volta, c’è ovviamente un curatore musicale, una sorta di Dj che batte il ritmo dei comizi. A McCain invece la musica non ha portato fortuna. Ogni volta che ha cercato di appropriarsi di qualche brano è stato bloccato dagli autori. E’ successo con John Mellecamp, il rocker dell’Indiana, che gli ha probito di usare ‘Our Country’ e ‘Pink Houses’ e con con Bon Jovi per “Who says you can’t go home”. L’unica consolazione per il candidato repubblicano è venuta dal suo più fedele sostenitore, Joe l’idraulico che è stato ingaggiato per fare un disco country. Comunque vada l’elezione martedì, per Joe è già un successo, dai tubi di scarico alla hit parade.
La passione di Obama per la musica non è mai stata un mistero. A giugno, il senatore dell’Illinois aveva mostrato il suo Ipod alla rivista Rolling Stone: molto Dylan e Springsteen, una predilezione per Sheryl Crow. “Sono cresciuto ascoltando Elton John, Earth, Wind&Fire. Ma - aveva aggiunto il senatore dell’Illinois - Stevie Wonder è stato il mio vero idolo”. Dal rap, invece, ha preso le distanze, nonostante a casa le figlie, Malia e Sasha, ne siano appassionate. “Sono preoccupato dal messaggio misogino e materialista che spesso esprime” ha confessato Obama. Anche John Kerry aveva una colonna sonora elettorale. I soliti Springsteen e Bon Jovi, e l’ex batterista dei Nirvana, Dave Grohl, oggi leader dei Foo Fighters. Nel 2004 l’allora candidato democratico invitava sempre i cantanti sul palco insieme a lui per darsi forza. Questa volta non ce n’è stato bisogno.
La scelta di Sarah Palin come compagna di ticket per la corsa alla Casa Bianca sta costando cara a John McCain. Secondo l’ultimo sondaggio condotto per New York Times/CBS, la grande maggioranza degli americani pensa che la governatrice dell’Alaska candidata alla vicepresidenza al fianco del senatore repubblicano non sia qualificata per il compito a cui sarebbe chiamata. Lo pensa il 59 per cento degli intervistati, il 9 per cento in più rispetto a un mese fa. Circa un terzo degli elettori sondati afferma che la scelta del candidato vicepresidente sarà determinante per orientare il loro voto, e in grande maggioranza questi elettori dicono che voteranno per il democratico Barack Obama.
a nomination, Barack Obama ha già scritto un pezzo di storia americana. Non fosse altro per la rapidità della sua ascesa ai vertici del firmamento politico e per il carisma che ha saputo infondere a una campagna per certi versi senza precedenti. Un po’ della sua unicità è da ascrivere anche a una biografia non proprio convenzionale.
KISSIMMEE (Florida) - Ieri sera alle venti è andato in onda sulle televisioni americane il primo messaggio a reti quasi unificate di Barack Obama. Appoggiato ad una scrivania, con la bandiera a stelle e strisce alle spalle, in uno studio che sembrava una via di mezzo tra quello Ovale della Casa Bianca e un salotto di provincia, il candidato democratico ha promesso di ricostruire il Sogno americano e la classe media.
oseph Robinette Biden è nato a Scranton, in Pennsylvania, nel 1942 da una famiglia irlandese e cattolica. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in un quartiere della classe media, la New Castle County, in Delaware: suo padre è venditore di auto ed insegna ai figli (quattro) a lavorare sodo e lottare per ciò in cui credono.
Sarah Lousie Heath nasce l’11 febbraio 1964 a Sandpoint, in Idaho, ma si trasferisce a tre mesi in Alaska, dove il padre Charles insegna scienze ed è istruttore di atletica a Skagway e la madre Sally segretaria della scuola. Cresce a Wasilla, quasi 8.000 anime, ed è appassionata di basket. Nel 1982 si guadagna sul campo il soprannome di “barracuda” per il suo stile di gioco duro, durante il campionato statale di pallacanestro cui partecipa con la sua Wasilla High School. Reginetta di bellezza, vince diversi concorsi locali: nel 1984 diventa Miss Wasilla ed è poi finalista a Miss Alaska. Si laurea in giornalismo all’Università dell’Idaho nel 1987 e poi lavora come reporter sportiva per una rete televisiva di Anchorage.
Figlio e nipote di ammiragli della Marina, per John McCain il segno distintivo della vita e della carriera politica è il servizio.